Il Decreto Sicurezza è stato approvato dal governo in 5 febbraio, con tanto di conferenza stampa e dibattito su tutti i media.
Ma il testo ufficiale è stato reso disponibile solo 20 giorni dopo, e ovviamente contiene tutt’altro rispetto a quanto discusso sui giornali.
Il disegno di legge delega sull’edilizia è stato approvato dal governo a inizio dicembre.
Ma solo ieri il testo, firmato dal presidente della Repubblica, è divenuto noto. Quasi tre mesi dopo.
Per non parlare del provvedimento più importante dell’anno, la Legge di Bilancio: che viene annunciata in pompa magna sotto i flash dei fotografi il 15 ottobre, con pomposi slogan e annunci.
Il testo vero, poi, arriva solo dopo alcune settimane. E spesso non contiene assolutamente nulla degli annunci fatti sotto i flash dei fotografi.
Che però nel frattempo “sono entrati nella testa” e nella percezione dei cittadini. E tanto basta, a chi intende la politica come marketing pubblicitario invece che come modo per risolvere concretamente i problemi di una comunità.
Queste storture si aggiungono a innumerevoli disfunzioni delle nostre istituzioni repubblicane: dal bicameralismo paritario ai regolamenti delle Camere, dalla ripartizione delle competenze tra i livelli di governo al funzionamento del nostro sistema di diritto amministrativo, passando per la follia di un paese che da 30 anni cambia (anche radicalmente) legge elettorale ogni 5 anni, come se fosse un’aliquota fiscale e non un tassello decisivo del modo in cui stiamo insieme in questa Repubblica.
Eppure, ogni discorso di riforma istituzionale (seria, coerente, profonda) per adeguare il nostro assetto a questo secolo, finisce sempre in nulla.
Perché viene risucchiato nella dinamica tossica dello scontro tra curve ultra, come sta puntualmente accadendo con la riforma della giustizia.
Perché per qualcuno il nostro assetto istituzionale deve assomigliare alle reliquie di San Francesco, che da qualche giorno sono esposte ad Assisi: vanno preservate così nei secoli, ossequiate, senza poterle toccare pena la scomunica.
Invece adeguare le nostre istituzioni ai tempi che cambino – e farlo insieme, senza immobilismi ma senza prevaricazioni di parte – è forse la cosa più importante che la politica dovrebbe fare.
Perché in tempi in cui le liberal-democrazie non vanno più di moda (e sono netta minoranza nel mondo), occorre assicurarsi che siano ancora efficaci.
Sennò prima o poi non saranno più attrattive, neanche a casa nostra.