Il segno più evidente del degrado del discorso politico in questo Paese.

Il segno più evidente del degrado del discorso politico in questo paese sta proprio nel modo in cui vengono vissuti i referendum.

Ogni volta che si fa una domanda al popolo su una questione specifica, si presume che il popolo sia troppo ignorante per affrontare il merito della questione.

E quindi lo si riempie di balle, slogan ideologici, manipolazioni e forzature estreme scambiate per “semplificazione del messaggio”.

“Così è piu facile”, sentiamo dire sottovoce.

E così, nel 2011 quando si chiese agli italiani se fosse giusto o meno rendere obbligatoria la gara per affidare un servizio pubblico locale, i sostenitori del No andavano in giro per i parchi a dire ai bambini che votando Si le fontane sarebbero diventate proprietà privata di chissà quale miliardario texano.

Nel 2016, quando si chiese agli italiani se si voleva superare il bicameralismo perfetto e le competenze concorrenti tra Stato e Regione, si disse agli italiani che si stava votando per dare o meno pieni poteri al premier di allora.

E quest’anno, mentre si chiede agli italiani se sia giusto o meno completare la riforma del 1988 (che cambiò il nostro sistema penale da inquisitorio ad accusatorio) rendendo realmente separate le dinamiche che governano le due diverse carriere della magistratura, si racconta agli italiani che se votano SI il pubblico ministro riceverà tutte le mattine gli ordini dal governo di turno su cosa fare o cosa non fare, su chi arrestare e chi non arrestare.

Si fa così perché ci si è arresi al populismo: vince il messaggio semplice e che fa paura. Non importa se sia completamente falso: basta indurre gli italiani a votare nella direzione desiderata dai manipolatori di turno.

E la naturale conseguenza di questo modo di gestire i momenti di democrazia diretta, sarà che presto si tenderà a non chiedere più nulla al popolo. Tanto se deve finire in caciara, meglio evitare.

Pericoloso, però.
Anche perché non è che le elezioni politiche funzionino molto diversamente.

E quelle non le possiamo abolire, anche se forse a qualcuno – evidentemente – forse non dispiacerebbe neanche così tanto.

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