UNA STORIA CHE NESSUNO VORRÀ SENTIRE

Man mano che ci si avvicina alla fine del Pnrr, qualcuno – molto pochi – comincia anche ad aver voglia di farsi una semplicissima domanda:

ma alla fine – dopo diverse revisioni fatte da 3 governi di tutti i tipi (sinistra, tecnici, destra) – come abbiamo speso questi circa 200 miliardi che la Ue ci ha o regalato o prestato ad un tasso irrisorio? (NB. Anche quelli “regalati” dovranno essere ripagati collettivamente dalla Ue nei prossimi decenni).

Viviamo in un paese in cui sia destra che sinistra sono convinti che la spesa pubblica sia la sola panacea di tutti i mali.

E allora viene particolarmente utile chiedersi: “ti sono, più o meno, caduti dal cielo 200 miliardi di euro. Come li hai spesi per risolvere i mali del paese?”

Cominciano ad affiorare storie dell’orrore: dallo sfalcio dell’erba al restauro di musei, dalle piste ciclabili a recupero di monasteri.

Tutte attività nobili, ci mancherebbe : solo che per queste ci sono già decine di fondi dedicati (dai comuni alla stessa Ue).
Il Pnrr, in teoria, doveva servire ad altro.

La mia speranza l’ho già detta varie volte in questi anni, in Parlamento e fuori. Che questa storia – che pochissimi vorranno raccontare e nessuno vorrà sentire – almeno insegni che per guarire i mali strutturali di un paese come l’Italia non serve spendere un sacco di soldi pubblici: al massimo serve cambiare alla radice il modo in cui vengono spesi quelli esistenti.

E che poche regole chiare, normative stabili, beni e servizi pubblici efficienti, mercati funzionanti e sistemi istituzionali veloci fanno, per la crescita e lo sviluppo, molto di più di decine di miliardi spesi “ad organo riproduttivo di cane”.

Questa è la storia dei prossimi anni, quella che pochi vorranno raccontare e nessuno vorrà sentire: la storia di un paese che per 30 anni ha chiesto soldi pubblici da spendere gratis.

E quando li ha avuti, non aveva la minima idea di cosa farci.

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