Sì al dialogo ma ci ascoltino

Intervista per La Stampa, a firma di Alessandro Barbera


A sentire Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera e uno dei più stretti collaboratori di Matteo Renzi, la soluzione alla crisi è sempre possibile. “Ma occorre che qualcuno ci chiami e si confronti sui problemi che abbiamo posto”.

Marattin, partiamo dalle obiezioni che vi hamosso il ministro degli Affari europei Enzo Amendola. Dice che Italia Viva ha prima contribuito a far nascere la maggioranza giallorossa e a migliorare il Recovery Plan. Ora sul più bello affossate tutto. Cosa risponde?

“La prima versione del piano era impresentabile. Dopo averci insultato per aver chiesto modifiche, tutti hanno riconosciuto che avevamo ragione. A mio avviso ci sarebbe ancora da fare, e poco tempo a disposizione. Quello che per qualcuno è “affossare”, noi pensiamo significhi non sprecare l’ultima occasione prima del baratro. Tra una crisi di governo oggi e il crollo del paese domani, non abbiamo dubbi su cosa scegliere.”

Tutto nobile. Ma in caso di elezioni il piano si arena.

“Non crediamo allo scenario delle elezioni. Vogliamo solo un governo all’altezza delle sfide. Quest’anno usciremo dal Covid con un tessuto produttivo provato e un debito al 160 per cento del Pil. In un mondo con aspettative di inflazione poco sopra l’un per cento per il prossimo decennio, tornare a crescere allo zero virgola significa andare a sbattere. A proposito di questo: il piano calcola l’impatto delle misure sul Pil al 2026. Ma quali sono gli effetti permanenti? Noi pensiamo che l’obiettivo debba essere aumentare strutturalmente il tasso di crescita del Pil, non il suo livello.”

La rottura con la maggioranza ha riguardato le norme su chi dovrà gestire quell’enorme mole di denaro. Siete disposti ancora a discutere su come modificarle e votarle in Parlamento?

“Anche domattina. Abbiamo una proposta, così come ne abbiamo una su come inserire una riforma strutturale della pubblica amministrazione, o far sì che l’idrogeno diventi il perno di ua manifattura sostenibile. Il Recovery non è un insieme di spese con attorno le riforme, ma una serie di riforme con alcune spese per accompagnarle. Se non si capisce questa differenza, è tutto inutile.”

Lei dice cose sensate, ma non avete l’impressione che l’opinione pubblica italiana e internazionale non vi segua?

“In un Paese abituato a considerare importante solo ciò che accade domattina, è complicato lanciare un allarme su cosa potrebbe accadere tra due anni. Poi, certo, anche noi dobbiamo migliorare molto nel nostro modo di porci con l’opinione pubblica.”

A proposito: si dice che fra voi ci siano malumori sulla linea dura di Renzi. È così?

“L’appello firmato da tutti noi, dimostra che siamo compatti nel ritenere che non si poteva far finta di niente e allo stesso tempo che siamo pronti a discutere di cosa serve all’Italia.”

C’è un gesto da parte di Conte che potrebbe cambiare le cose?

“Non mi permetto di dare consigli al premier. Spero solo che chi è deputato a farlo approcci questa vicenda nell’interesse del Paese, e non con il risentimento personale. Da parte nostra siamo pronti a discutere di tutto e con tutti.”

C’è la possibilità che questa settimana votiate la relazione Bonafede sulla giustizia?

“Prima di decidere cosa votare dobbiamo leggerla e valutarla. Se dovesse rispecchiare l’approccio tenuto finora, non potremmo votare a favore.”

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