la mia intervista del 18 luglio 2026 con Veronica Passeri per Quotidiano Nazionale
Onorevole Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, lei ha votato a favore o contro le preferenze alla legge elettorale?
“Bisogna distinguere le preferenze dall’emendamento Bignami: dire il capolista bloccato, ma gli altri con le preferenze è come mettere in un unico bicchiere birra e vino, il compromesso è molto peggio delle due alternative. E’ una presa di giro, si creano, peraltro, parlamentari di serie A e di serie B, ho votato contro quell’emendamento e lo rifarei. Ho votato, invece, a favore dell’emendamento Ziello perché le preferenze sono un modo per selezionare la classe dirigente, l’hanno fatto talmente male le segreterie di partito, basandosi su fedeltà e servilismo, che forse vale la pena di affidarsi ai cittadini…”.
Perché è contrario al Melonellum?
“E’ una legge sbagliata perché costringe a stare insieme partiti che non dovrebbero farlo perchè non hanno niente in comune, sono convinto che il bipolarismo non vada più bene per questo paese, andava bene quando competeva sul centro, Prodi e Berlusconi erano due leader centristi. Adesso il bipolarismo italiano compete sugli estremi ed è un sistema instabile: a destra fanno a gara Meloni, Salvini e adesso anche Vannacci per chi è più estremista, dall’altra parte Conte, Schlein, Landini per chi è più di sinistra. Se in questo quadro si fanno leggi elettorali che premiano le aggregazioni contro qualcuno si sbaglia sempre”.
Però il centro è imprendibile, nessuno riesce a federarlo e forse nemmeno a unirlo…
“Cos’è il centro? Al momento è uno spazio composto da un partito tra il 2 e il 3%, cioè Azione, un partito tra l’1 e il 2%, il partito Liberaldemocratico, e una realtà nuova come Spazio pubblico di Pina Picierno. Credo occorra stare insieme e creare una cosa nuova, con una leadership comune e contendibile: io ho già dichiarato di non candidarmi perché ho già visto troppe volte quanti danni può fare l’ego, il progetto va messo davanti all’ego”.
Scusi ma la Casa riformista di Matteo Renzi non è un progetto di centro?
“No, dal momento che si vuole alleare con Conte, Bonelli e Fratoianni. E’ un pezzo del centrosinistra, dopo di che auguri a chi vuole parlare di Jobs act e spesa pubblica e Ucraina a chi la pensa all’opposto e ha venti volte i voti di Casa riformista”.
Non teme che il vostro progetto si riduca a una testimonianza?
“Intanto dobbiamo capire se si può fare, i passi che ho elencato non sono scontati perché mi sembra, ad esempio, che Azione voglia sostanzialmente far da sola. Due volte si è presentata una coalizione liberale e di centro, nel 2013 e nel 2022, la prima volta ha preso il 9% con Monti, la seconda l’8% con il Terzo Polo, mica tanto velleitaria! Se tali voti saranno confermati con questa legge elettorale entrambe le coalizioni finirebbero sotto il 42%. Se, invece, prevarrà l’opzione di far prevalere una di queste realtà di centro sulle altre, il Partito Liberaldemocratico non parteciperà”.
Cosa pensa della norma cosiddetta ‘Salva-Renzi’ della legge elettorale?
“L’effetto principale che avrà è costringere tutti i centri del centrosinistra a fare un’unica lista e poi dà a Noi Moderati l’esclusiva di quarta gamba del centrodestra, chiunque abbia fatto questa norma voleva queste due cose”.