PREFERENZE. E MOLTO ALTRO.

Qualche riflessione sparsa, come stimolo ad un ragionamento. E forse ad un po’ di chiarezza.

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  1. PREFERENZE SI O NO?

Non è vero che una legge elettorale non è democratica se non contiene le preferenze.
La maggior parte delle leggi elettorali dei paesi europei non ha le preferenze, e nessuno si sogna neanche lontanamente di accusare quei paesi di non essere democratici.

La questione si deve valutare sotto un altro punto di vista:

si ritiene sia meglio affidare ai cittadini (oltre, ovviamente, la scelta tra i diversi partiti) anche la selezione dei singoli parlamentari oppure si pensa sia meglio lasciare questa scelta ai partiti?

Nessuna delle due risposte possibili è anti-democratica: semplicemente, è una diversa valutazione sull’efficacia degli assetti di governance.

Per quanti conti, abbiamo più volte chiarito la risposta che ci diamo noi del Partito Liberaldemocratico : poiché in questo paese, da molto tempo, non esistono più partiti (che facciano formazione e selezione della classe dirigente) ma solo fan club personali, a questo punto è meglio che anche la selezione dei parlamentari sia affidata ai cittadini.

Tramite le preferenze se siamo in un sistema proporzionale, o tramite i collegi se siamo in un sistema maggioritario.

  1. A CHI NON VUOLE LE PREFERENZE

A chi invece ritiene che affidare la selezione dei parlamentari ai cittadini produca una classe politica non all’altezza, conviene rivolgere una domanda:

perché, secondo voi, siamo arrivati a questo punto?

La nostra risposta sarebbe semplice: perché è stata proprio la politica a volere creare – e poi perpetuare – una situazione di deterioramento medio dell’elettorato.

Soprattutto attraverso due canali: aver usato la scuola come ufficio di collocamento per insegnanti (invece che come formazione di cittadini consapevoli), e aver abituato l’elettorato a scegliere i politici sulla base del clientelismo o della propaganda.

Ecco perché, in ogni caso, la colpa sarebbe comunque della politica. Mai dei cittadini.

  1. CHE È SUCCESSO ALLA CAMERA IERI E OGGI

Niente di particolare.

I partiti politici non vogliono le preferenze. Nessuno. Tutti lo sanno, nessuno lo ammette.

Se la maggioranza di centrodestra le avesse volute, le avrebbe messe nel testo della legge elettorale. O, se avesse voluto approvare quell’obbrobrio di sistema misto, non lo avrebbe affossato con decine di franchi tiratori.

Se le avesse volute il Campo Largo, non avrebbe chiesto il voto segreto (con il quale era matematico che gli emendamenti che le reintroducevano – totalmente o parzialmente – sarebbero state bocciati). E, soprattutto, non avrebbe ritirato i propri emendamenti sulle preferenze.

E no, non le voleva neanche Futuro Nazionale. Perché se sei un gruppo di 7 persone su 400 (e sai benissimo che la stragrande maggioranza del parlamento non le vuole), sai benissimo di non incidere sul risultato finale, quindi puoi benissimo fare gratis la figura del figo.

  1. QUINDI, IN CONCLUSIONE?

Siamo l’unico paese in Europa, e probabilmente nel mondo, dove la legge elettorale non è una caratteristica strutturale del sistema, ma cambia sostanzialmente ogni una o massimo due legislature (e sempre a pochi mesi dalle elezioni). Sempre sulla base delle contingenze del momento, e sempre inventandosi modelli nuovi o comunque ibridi.

Questo accade perché, da almeno 30 anni, non abbiamo deciso che tipo di democrazia vogliamo essere.

E – questione collegata – come vogliamo ristrutturare le offerte politiche una volta che la fine della Guerra Fredda (dove il “nemico” della parte del mondo a cui appartenevamo otteneva il consenso di un terzo dell’elettorato) ci ha concesso il “lusso” di diventare adulti e indipendenti.

Ma, proprio come certi adolescenti, abbiamo dimostrato di non sapere o di non volere diventare grandi.

Ecco io, più che cercare i “badogliani”, più che accusare gli altri di ciò di cui si è in primo luogo colpevoli, mi dedicherei a ragionare su questo.