La mia intervista con Janina Landau per MF-Milano Finanza del 13 marzo 2026
«In teoria l’idea – che non è certo nuova – à anche buona, ma ci sono due problemi».
In una conversazione con MF-Milano Finanza Luigi Marattin, segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, accende un faro su alcuni aspetti del meccanismo delle accise mobili su cui è al lavoro il governo Meloni per cercare di tamponare la fiammata del prezzi di benzina e gasolio dopo lo scoppio della crisi in Medio Oriente.
Domanda. Quali sarebbero questi ostacoli?
Risposta. Il primo è che, se si fanno conti, il beneficio concreto per i consumatori sarebbe in ogni caso molto basso.
Il secondo, di cui non credo si sia accorto nessuno, è che con le nuove regole fiscali del Patto di Stabilità (in vigore dallo scorso anno, ndr) questo genere di manovre non si possono più auto-coprire.
Cioè, il cittadino puo pensare che la copertura venga proprio dall’extra-gettito: se il prezzo della benzína sale, lo Stato incassa di più e quegli stessi soldi vengono utilizzati per abbassare le accise.
Peccato che non sia così: secondo le nuove re-gole, quel gettito aggiuntivo sono «entrate non discrezionali», cioè non dovute a mosse politiche ma semplicemente ad aumenti della base imponibile. E pertanto non possono essere usati per manovre di politica fiscale, soprattutto per quanto concerne le tax expenditures.
Questo non vuol dire che l’operazione non si possa fare: ma solo che Giorgetti deve trovare le coperture per farlo, cosi come ha dovuto alzare l’Irap alle società energetiche per finanziare il Di bollette.
D. A questo punto quale dovrebbe essere la strada da percorrere in questo momento per calmierare i prezzi e venire incontro alle esigenze di impresa e famiglia?
R. Come Partito Liberaldemo-cratico abbiamo fatto degli emendamenti al DI Bollette.
Gliene cito solo tre che potrebbero essere utili: intervenire sui trattenimenti, cioè quelle pratiche speculative in cui i grandi operatori immettono energia nel sistema non quando serve ma quando il guadagno è maggiore; spostare gradualmente i contributi alle rin-
in ogni caso impedire che vengale bolleati e introdotti di nuovi; e destinare i proventi dell’Ets (visto che per il momento rimane in piedi) non più a riduzione debito, visti gli importi ridicoli rispetto all’ammontare del nostro passivo, ma per abbassare le bollette.
Ma non è finita: stiamo preparando gli emananti al Ddl nucleare, per aggredire la vera «rivoluzione» di lungo periodo: tornare davvero, e il prima possibile, al nucleare.