Marattin: “Ma quali ricchi. Fare di più per il ceto medio”

la mia intervista con Emilia Patta per il Sole 24 Ore dell’8 novembre 2025.

Ma è proprio vero che la manovra fatta dal governo sull’Irpef finisceper favorire i ricchi?
Ne parliamo con il deputato Luigi Marattin, già consigliere economico di Matteo Renzi e ora segretario del neo Partito Liberaldemocratico.

«Primala matematica, e poi il fatto di avere un’Irpef a scaglioni, fanno sì che sia un puro fatto algebrico che ogni intervento su unoscaglione dà un beneficio maggiore, in valore assoluto, ai redditi oltre la soglia dello scaglione. Sarebbe così purese a fare la manovra fosse Mamdani, il nuovo idolo per qualcuno – dice Marattin. La questione è un’altra. In Italia definiamo “ricco” chiguadagna 50.000 euro lordi annui, che sono circa 2.500 euro al mese. Una cosa ridicola. Il Partito Liberaldemocratico è contrario a questa manovra sull’Irpef, ma per il motivo esattamente opposto rispetto alla vulgata di queste ore: questa manovra non fa abbastanzaper quelli che erroneamente vengono definiti “ricchi”, “ma sono in realtà ceto medio a forte rischio proletarizzazione, soprattutto neicentriurbanidelnord».


Altro che avvantaggiare i cosiddetti ricchi, insomma, il problema è cheper il ceto medio si fa troppo poco.

«Avevamo proposto a Meloni di rinunciare agli inutili interventi su pensioni e rottamazione, in modo da avere così le risorse per allargare lo scaglione del 33% fino a 60mila euro. Questo avrebbe dato il primo, vero beneficio (10 punti di Irpef in meno) a quelli che noi chiamiamo i”muli da soma” di questo Paese, i veri tartassati dal fisco italiano, ossia quelli che guadagnano più di 50mila euro lordi l’anno: sono tre milioni di persone, il 7% di tutti i contribuenti, che sopportano ilpeso di quasila metà dell’Irpef.
Portano avanti l’Italia, non hanno diritto ad agevolazioni lsee néa detrazioni per tipologia direddito, e in più hanno un’aliquota (il 43%) che in Francia, Germania o Gran Bretagna scatta invece a livelli di reddito tre o quattro volte superiori».

Quanto al fatto cheipoveri sianosvantaggiati, Marattin fa notare che già oggi non pagano di fatto le tasse.

«Vorreifare una domanda ai “pauperisti” dell’Irpef. Cisono 13 milioni di contribuenti che già pagano zero. E la media dell’Irpef pagata ogni mese dei 30 milioni di contribuenti nel primo scaglione, quasi tre quarti di tutti i contribuenti Irpef, è inferiore a 100 euro. La domanda è semplice come si fa a dare il beneficio maggiore a chi già, in pratica, paga poco o niente?».


Ma se sivuole intervenire sul ceto medio non converrebbe puntare su una misura come gli 80 euro del governo Renzi?

«All’epoca fu una soluzione giusta perché dopo la doppia recessione del 2009 e 2012 c’era bisogno di uno stimolo forte e immediato a soggetti con maggiore capacità di spesa. Ma poi giustamente quell’intervento è stato integrato nella classica struttura dell’imposta.
Sono contrario, ora, a balcanizzare ulteriormente quella che è già una delle imposte personali più complicate del mondo. Ne deriva solo inefficienza e iniquità. Per le elezioni politiche del 2027 presenteremo una proposta di radicale riforma e semplificazione Irpef».