IL POPULISMO NON È SOLO DELLA POLITICA, MA PURE DELL’INFORMAZIONE

Come noto noi del Partito Liberaldemocratico critichiamo l’intervento che il governo Meloni ha fatto sull’Irpef.

Ma per ragioni diametralmente opposte a quelle di questo titolo di Repubblica.

Che secondo me non fa altro che alimentare un modo distorsivo di guardare il fisco, e un modo un po’ populista di fare dibattito pubblico.

Vi va di capire il perché? Proviamoci.

Uno che legge questo titolo ne ricava una sola convinzione: che all’autore di questa mossa stiano antipatici i poveri operai e stiano simpatici i ricchi manager.

Invece quello che succede è questo.

I “lavoratori poveri-poveri” (quelli che guadagnano, diciamo, fino a 15.000 euro lordi annui) sono quasi il 40% dei contribuenti Irpef.

Ma pagano solo poco piu dell’ 1% di tutta l’Irpef italiana: circa 10 euro al mese, in media.

FATTO NUMERO 1: in Italia i lavoratori poveri già non pagano più l’Irpef. Impossibile, quindi, ridurgliela ancora.

Prendiamo ora i “lavoratori poveri o quasi poveri” (quelli che guadagnano fino a 28.000 euro lordi l’anno, che sono i contribuenti nel primo scaglione Irpef).

La situazione cambia?

Non proprio.

Sono circa i tre quarti di tutti i contribuenti Irpef, ma pagano solo circa il 20% di tutta l’Irpef italiana: in media, meno di 100 euro al mese.

Che per carità non sono zero, ma ciononostante sembra ragionevole affermare il FATTO NUMERO 2: nei fatti è praticamente impossibile ridurre l’Irpef ai contribuenti del primo scaglione (quelli entro i 28 mila euro di reddito annuo); e se lo fai, il beneficio sarà matematicamente molto molto esiguo.

Ma cosa ha fatto il governo in Legge di Bilancio?

Ha ridotto di due punti (dal 35% al 33%) l’aliquota Irpef per i redditi da 28 mila a 50 mila euro.

I benefici li avranno quindi solo coloro che guadagnano più di 28 mila euro lordi l’anno.

Quanti sono?

Circa un quarto di tutti i contribuenti Irpef, ma pagano circa l’80% di tutta l’Irpef italiana.

E per la progressività del nostro sistema fiscale (sancita dalla Costituzione) il beneficio massimo (i famosi 408 – o poco più – euro ALL’ ANNO) si ottiene dopo i 50.000 euro.

E a guadagnare oltre 50.000 euro sono ANCHE (ma certamente non solo) i manager brutti e cattivi.

FATTO NUMERO 3: in un sistema fiscale progressivo, se riduci l’aliquota del secondo scaglione non puoi matematicamente evitare che il beneficio assoluto (non percentuale) sia più alto per i contribuenti a reddito più alto.

Massimo vantaggio dunque (meno di caffè in più al giorno) per chi guadagna più di 50.000 euro l’anno. Cioè circa 2.500 euro netti al mese.

Caspita, saranno i privilegiati.

Come no. Sono il 7% di tutti i i contribuenti Irpef.

E sopportano il peso di circa la metà di tutta l’Irpef italiana.

Che è esattamente il motivo per cui il Partito Liberaldemocratico contesta la manovra di Giorgia Meloni: ai “ricchi privilegiati”, come li chiama Repubblica, non ha tagliato troppo le tasse.

Ma troppo poco.