Marattin: “Il bipolarismo ha fallito, parla solo agli estremisti”

la mia intervista del 14 luglio 2025 su il Quotidiano Nazionale

«Il bipolarismo italiano ha fallito: non compete più per l’elettore mediano, ma per quello estremo. Destra e sinistra non sono due schieramenti europei, ma sono diventati preda di demago-ghi, estremisti e populisti, che ne detengono saldamente la guida politica».


Ad affermarlo è l’onorevole Luigi Marattin, segretario del neonato Partito Liberaldemocratico, che con una metafora calcistica critica la deriva del dibattito politico: «A fallire miseramente è stata anche la sfida di “temperarli”. Quando entri nelle curve degli ultrà, non li convinci a gustarsi la partita e analizzare gli schemi di gioco. Finisci semplicemente a urlare slogan come fanno loro».


Eppure, almeno negli ultimi tempi, Forza Italia pare rita-gliarsi, o provare a farlo, un ruolo più moderato, che si distacca dall’area più estrema della destra.


«Il distacco di Forza Italia dall’estremismo leghista e populista mi pare solo apparente, mi risulta facciano ancora parte – e convintamente – della stessa coalizione».


È invece più che apparente il riavvicinamento di Renzi al Pd.


«Certo, da più di un anno Italia viva ha scelto di abbandonare il centro e di far parte della coalizione di centrosinistra, con M5s e Avs. Scelta legittima, ma che proprio un anno fa determinò l’uscita mia e di centinaia di diri-genti, indisponibili ad allearsi con comunisti e populisti».


È da li che nasce il percorso che l’ha portata a fondare il Partito Liberaldemocratico?


«L’obiettivo è far sì che alle elezioni politiche del 2027 i liberal-democratici e i riformatori (attualmente “prigionieri” di un bipolarismo finto e inutile) abbiano il coraggio di stare tutti dalla stessa parte e rappresentare quel pezzo d’Italia che non vuole vedere Landini ministro del Lavoro o Salvini ministro dell’Interno».


E delle Regionali d’autunno cosa pensa?


«Non ci riguardano. Tendenzialmente non ci schiereremo».


Potreste concorrere a ricompattare le diverse anime insoddisfatte dei vari schieramenti, o al momento non ci sono ammiccamenti in tal senso?


«Abbiamo 2700 iscritti, strutture territoriali in tutta Italia, organi nazionali eletti in un congresso democratico a fine giugno. Ogni giorno abbiamo amministratori locali che si avvicinano, attratti dal fatto che finalmente non c’è un partito con un “unto del Signore” e tanti sudditi. Abbiamo sempre detto che siamo disposti a formare un fronte più largo con chiunque voglia essere alternativo ai due poli e voglia: taglio della spesa pubblica, maggiore concorrenza, ritorno al nucleare, riforme strutturali, meritocrazia e pari opportunità».