In quatto punti, così è più chiaro.
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1) Non esiste persona che abbia a cuore libertà, democrazia e pace che possa approvare le azioni di alcuni coloni in Cisgiordania.
Quelle violenze vanno fermate, senza ambiguità, senza dubbio, senza attendere.
Come del resto hanno dichiarato molti ministri del governo israeliano e persino il Presidente della Repubblica.
Come dite, i media occidentali non hanno riportato queste dichiarazioni?
E che vi aspettavate?
Loro riportano – e in prima pagina – solo ed esclusivamente quelle di Ben Gvir.
2) La strada per ottenere questo risultato da parte della comunità internazionale non sono le sanzioni agli agenti economici che operano nelle colonie.
Perché?
Perché la maggior parte di loro non opera solo lì, ma anche nel resto di Israele.
E procurar loro un danno economico non solo non serve a impedire le violenze di altri (i coloni), ma è anche il miglior aiuto possibile a Ben Gvir e all’estremismo ebraico.
3) Come si fa allora a risolvere il problema?
Tra poco più di 6 settimane in Israele si vota. Può sembrare strano si, in quella parte del mondo. Ma lì si chiama il popolo a decidere, ed è pure l’unico paese dove ciò accade in libertà.
E si tratta probabilmente delle elezioni più importanti della storia di Israele.
Se si creeranno le condizioni politiche per un governo senza gli estremisti di destra (e guidato da politici meno compromessi con gli errori del passato), potremmo finalmente osservare un cambiamento.
La scelta – com’è ovvio – non sta a noi ma ai cittadini israeliani: ma poiché quanto accade in quella terra martoriata influenza anche noi, penso che possiamo esprimere un’opinione al riguardo, tifando per la soluzione che ci sembra sia più adatta a contribuire a pace, libertà, democrazia e buon senso nella regione.
4) non sono le uniche elezioni.
A novembre si dovrebbero svolgere anche quelle a Gaza e in Cisgiordania.
E anche qui confidiamo nella politica: è tempo che leadership palestinesi nuove (e libere dall’oppressione criminale di Hamas) si facciano avanti ed emergano con il voto popolare.
Naturalmente, se Hamas dovesse continuare a trattare i propri antagonisti palestinesi com’è abituata a fare (mitragliandoli o gettandoli dai palazzi), sarebbe prioritario prevedere ciò che il Piano di Pace (approvato dall’ONU) dice: disarmare Hamas senza se e senza ma, a qualunque costo.
Come facemmo con Al Qaeda e l’Isis, e con il supporto delle opinioni pubbliche occidentali.
Con Hamas, si sa, è andata diversamente. E magari un giorno , chissà, capiremo pure il perché.