la mia intervista su La Stampa del 23 agosto 2025.
Da meno di due mesi Luigi Marattin è il segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico. La nuova formazione liberaldemocratica che ha in animo il progetto di federare un nuovo terzo polo.
Senta che idea si è fatto di quanto sta avvenendo in Puglia sullo scontro tra il governatore uscente Emiliano e il candidato in pectore Antonio Decaro?
«Apprezzo la volontà di Decaro di “uccidere il padre “nel senso di farla finita – per come la interpreto io – con una certa modalità di gestione del consenso che è tipica del presidente Emiliano. Decaro proviene da lì, ma evidentemente ha capito che è ora di cambiare. Gli fa onore».
Ma i Liberaldemocratici con chi stanno? Lei è il segretario di un partito nato da poco, pensa di riuscire a non farsi schiacciare dal bipolarismo che segna questa nostra fase politica?
«Noi non scenderemo in campo in queste regionali: il partito è appena nato e ancora dobbiamo fare i congressi locali. Saremo presenti alle amministrative 2026 e soprattutto alle politiche 2027, il nostro vero obiettivo: è li che vogliamo presentare agli italiani un’offerta politica liberaldemocratica e alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra».
Lei era molto legato a Matteo Renzi ma secondo lei è pensabile, ipotizzabile rimettere insieme il progetto del terzo polo con Azione e Italia Viva?
«Non il progetto di Calenda e Renzi, né mi né di nessun altro. Ma un progetto politico liberale, orgogliosamente alternativo ai conservatorismi e ai populismi di destra e di sinistra. Mi permetta di fare un appello a Matteo: un anno fa hai avuto una sorta di “crisi di mezza età”, ci può stare. Ma lo sai, meglio di chiunque altro, che con Conte e Fratoianni non ci puoi stare, perché ti troveresti a sostenere il contrario di quello che hai sempre sostenuto in tutta la tua ormai non breve vita politica. È ora di tornare sui tuoi passi, il coraggio non ti manca».
E Se Renzi non ascolterà il suo appello, come pensa di riuscire a convincerlo?
«In ogni caso il Partito Liberaldemocratico presenterà agli italiani una piattaforma liberale e alternativa ai due poli. Siamo aperti a farlo con chiunque, a cominciare da Azione che in questi anni ha avuto il merito di rimanere fedele al mandato elettorale ricevuto dagli italiani col Terzo polo».
Bene, ma come si sceglierà la leadership?
«Penso che prima venga la definizione dell’identità culturale e delle proposte programmatiche. Poi la leadership. Che io deciderei con delle primarie popolari. Col patto, che io sono pronto a firmare col sangue, che chi vince è poi il leader di tutti, a cui tutti devono lealtà».
Ma con questa legge elettorale pensa che ci possa essere spazio davvero?
«Credo che verrà cambiata, con una che – probabilmente – sarà ancora più adatta ad un progetto del genere. Ma anche se non fosse così, smettiamola di subordinare la politica al tecnicismo elettorale. C’è un pezzo di paese che vuole saperne di mandare, col proprio voto, Conte a fare il ministro degli Esteri o Salvini il ministro dell’interno. E a questa Italia occorre dare rappresentanza politica, qualsiasi sia la legge elettorale».
Non pensa che rischiate di essere costretti a scegliere tra un governo che liscia il pelo ai No-vax, populista e governo filo giustizialista più vicino alla sinistra?
«Se fosse così, io stesso non andrei a votare. Perché l’Italia non è questa. C’è un’Italia bellissima che si è stancata di vivere la politica come un mix tra una televendita pubblicitaria e una sfida tra curve ultrà. Un’Italia che da troppo tempo sceglie il male minore. Forse è ora di dargli un’altra possibilità di scelta».