Necessaria radicalità ideale

La mia risposta a Luca Ricolfi su La Ragione del 9 gennaio 2026

Ringrazio Luca Ricolfi per l’attenzione che ha dedicato alla possibile futura formazione di una proposta politica terzopolista e liberaldemocratica per le elezioni politiche del 2027.

Ha, come spesso gli capita, centrato il punto. Ciò che ha sempre distrutto i (recenti e non) tentativi di costruzione di una valida e duratura alternativa di impronta liberale al tossico bipolarismo all’italiana è sempre stata esattamente la tendenza di ciascuno degli attori a considerarsi “troppo intelligente” per mettersi a disposizione di un progetto collettivo e quindi “finire come sempre per disperdersi e restare irrilevanti”. 

Il Partito Liberaldemocratico nasce esattamente per mettere fine a questa tendenza masochista, che ha avuto la sua massima rappresentazione nel suicidio del Terzo Polo. Un suicidio che considero l’atto più miope e autolesionista della recente storia politica italiana. Può in apparenza sembrare un paradosso far nascere un nuovo partito per diminuire la frammentazione. Ma è un paradosso che si spiega facilmente. Innanzitutto, come Ricolfi nota, il Partito Liberaldemocratico ha unito in sé tutte le principali associazioni politiche che erano attive nell’area, contribuendo quindi già a un’opera di riduzione della frammentazione.

Ma c’è poi l’aspetto più cruciale: tutte le indagini demoscopiche ci dicono che la domanda politica di un’area terzopolista e liberaldemocratica si aggira, come massimo potenziale, intorno al 15 per cento. Al momento non esiste un partito d’area che possa, da solo, aspirare realisticamente a colmare persino la metà di tale cifra. Ne deriva quindi che per poter sperare di soddisfare interamente o parzialmente quella domanda occorra arricchire l’offerta politica, partendo ovviamente da quella esistente e riconoscendone il cruciale ruolo, ma costruendone sostanzialmente una più grande. Unitaria, forte, autorevole, stabile. E non più appesa a capricci o volubilità. 

Questo è lo scopo del Partito che guido, che in meno di 9 mesi – e senza copertura mediatica – ha raggiunto l’1,6% delle rilevazioni (Fonte: Emg, Piepoli). Per essere ancora più chiari, l’obiettivo non è partecipare all’ennesima misurazione dell’ego, ma mettere al primo posto l’esigenza di costruire un progetto autorevole e di lungo periodo, in grado di incidere stabilmente nella politica italiana.

Per essere credibile, tuttavia, tale progetto deve necessariamente avere alcune caratteristiche basiche. Non paletti, che nessuno ha il diritto di mettere. Ma garanzie di credibilità, serietà e forza del progetto.

Le prime due sono del tutto pleonastiche, ma ho la sensazione che siano necessarie: il progetto deve essere alternativo alle sirene di entrambi i poli, e di impronta autenticamente liberal-democratica, in politica interna come in politica estera. Senza una identità forte, e senza il coraggio di affermarla lontano dalle confuse coalizioni di destra e di sinistra, il progetto nasce morto.

E la terza condizione è capire che la radicalità di cui la “foresta pietrificata” della politica italiana necessita è quella dei contenuti. Non delle urla e delle risse sui social, o di sterili furie iconoclaste da “fatece largo che arriviamo noi”. Chè di grillismo ne abbiamo già avuto uno, e ci è bastato.

Il Partito Liberaldemocratico è pronto a lavorare, da subito, con chiunque condivida l’obiettivo di offrire agli italiani una terza opzione alle prossime elezioni politiche. L’unica in grado di accogliere chi non vuole correre il rischio che il proprio voto serva, alla fine, a mandare Landini a fare il ministro del Lavoro (o Conte il ministro degli Esteri) o Salvini a fare il ministro degli Interni. La legislatura che si aprirà nel 2027 sarà cruciale per l’Italia, e non possiamo più permetterci avventure.

On. Luigi Marattin – Segretario Nazionale del Partito Liberaldemocratico