Il mio colloquio con Anna Maria Angelone per la Stampa dell’8 novembre 2025.
Le polemiche sullo sciopero contro la manovra proclamato dalla Cgil non scaldano Luigi Marattin.
«È una buona notizia che abbiano atteso almeno le audizioni», scherza il segretario nazionale del Partito Liberal-democratico. «A parte la battuta, nel rispetto dellere-gole, ogni lavoratore ha il pieno diritto di farlo e non dirò mai una parola». Ma all’indomani delle audizioni di Bankitalia, Istat e UpB sulla Legge di Bilancio 2026, segnate da una lettura piuttosto critica delle misure, il docente di Economia qualche parola in serbo la ha.
A partire dalla “narrazione” dell’aiuto ai più ricchi. «Non discuto del contenuto delle audizioni, corretto. Ma, in un sistema fiscale a scaglioni, è matematico che il beneficio pieno lo abbia chi supera la soglia dello scaglione la cui aliquota è tagliata». La sostanza, però, è un’altra.
«I lavoratori “poveripoveri”, fino a 15 mila euro lordi annui, sono quasi il 40% dei contribuenti Irpef. Ma pagano solo poco più dell’1% di tutta l’Irpef: in media, circa 10 euro al mese», prosegue l’esponente Libdem. «Viceversa, circa la metà dell’Irpef sta sulle spalle di chigua-dagna 2.500 euro al mese. E se dicono che oggi, a Milano, uno è ricco con un reddito annuo lordo di 50 mila euro, mi metto a ridere».
Insomma, la manovra non fa abbastanza per il ceto medio.
«Avevamo proposto di portare il secondo scaglione a 60 mila euro e applicare l’aliquota al 33%. Costo: circa due miliardi di euro. Praticamente, quanto si spenderà per la rottamazione delle cartelle e la riduzione a un mese dell’aumento dell’età pensionabile».
Anche sulla rottamazione, l’onorevole è netto. «Si profila un ammanco di 770 milioni di euro. I crediti irrecuperabili vanno stralciati ma chi accede alla rottamazione non può pagare la prima rata e dileguarsi. Pur con tutte le garanzie, è indispensabile rendere più efficace la riscossione contro i furbetti».
Per il prelievo sulle banche, non ci sono mezzi termini. «Penso tutto il peggio possibile. Gli istituti bancari già pagano un’aliquota Ires e Irap più alte delle altre im-prese. Piuttosto, va tagliata la spesa pubblica inefficiente», sbotta il deputato.
Promossa la detassazione dei premi di produttività all’1% fino a 5 mila euro-«recepisce in parte una nostra proposta che puntava ad azzerarla» -il giudizio è negativo su quella dei rinnovi contrattuali e di straordinari.
«Meglio detassare gli aumenti dei contratti di secondo livello, spostando il baricentro della contrattazione a livello territoriale»